Flavia, la protagonista di questo racconto

GIORNI DI VENTO

Per la mia famiglia


Catarsi, purificazione, ripeteva tra sè e sè Flavia, mentre risciacquava i piatti della cena della sera precedente. Come echi di un'antica lezione di filosofia. Dovrei riprendere in mano i miei vecchi libri di scuola, si disse. Peccato ricordare così poco di quello che aveva studiato, e quel poco non riuscire nemmeno ad applicarlo alla sua vita. Era così da sempre. La sua esistenza era una ricerca continua ma vana di uno stile. Un immagine. Un carattere. Era attratta da tutto ciò che le appariva come fuori dalla norma. La sua ultima passione era la medicina ayurvedica. Si era sottoposta ad un test per determinare a quale dosha appartenesse, ma il solo risultato era stato quello di scoprire che nessuno di essi era in lei prevalente, il che significava godere di una salute di ferro ma anche un carattere prevedibile, piatto come le acque di un lago in una giornata senza vento. E allora l'unica cosa da fare era imparare ad accettarsi e a convivere pacificamente con gli aspetti della sua personalità che le piacevano di meno. Era a questo punto che aveva pensato a una sorta di purificazione del proprio modo di pensare e di vedersi, e così le erano tornate in mente le teorie catartiche di… di? Quando anche l'ultimo piatto fu debitamente asciugato e riposto nell'armadietto sopra il lavandino, Flavia ancora si stava domandando in quale remoto cassettino della sua memoria fossero andate a finire tutte le nozioni di filosofia che aveva imparato al liceo. Ma non le restava altro tempo da perdere in meditazioni, quella mattina. Doveva correre allo studio televisivo per un'intervista. Davanti allo specchio del bagno provò varie espressioni per vedere quale più le si confaceva per dare di sè un'assoluta impressione di sicurezza e soddisfazione. Perchè questo era ciò che loro si aspettavano, dopo che il suo primo LP, Senza Catene, era balzato al primo posto della classifica italiana in sole due settimane, e nel giro di tre mesi la versione inglese era entrata nelle top ten di tutta Europa. Loro si erano rubati la sua vita… e quanta fatica avrebbe dovuto fare per riprendersela! Si sorrise con poca convinzione, si spazzolò velocemente i capelli, tanto ci avrebbero pensato parrucchieri e truccatori a darle un aspetto più telegenico. Infine uscì, dopo un'ultima carezza al pelo candido e soffice del suo enorme gatto persiano che, ignaro o insensibile ai travagli della sua anima, se ne stava tranquillo a pisolare sul divano. Tanto che si degnò di aprire un occhio soltanto quando sentì le chiavi che giravano nella toppa della porta.

Lorenzo De Marchi non sopportava di dover aspettare. Già trovava insopportabile i ritardi da parte di divi di ben altro calibro di questa Flavia, una ragazzina che aveva avuto la sola grande fortuna di essere diventata famosa dalla sera alla mattina grazie a un colossale lavoro di pubblicità da parte della sua casa discografica che, chissà perché, puntava su di lei come fenomeno musicale dell’anno. Ma in realtà lui la considerava dotata di poco talento e di ancor meno originalità. Nulla la distingueva, ai suoi occhi, da qualsiasi cantante in erba che si esibisse in una festa di paese. Tuttavia, tra poco si sarebbero accesi i riflettori e Lorenzo sarebbe stato bravissimo a mascherare il suo astio nei confronti di Flavia. Del resto, dieci anni di giornalismo televisivo gli avevano insegnato ad essere prima di tutto un ottimo attore, quindi non sarebbe stata una fatica eccessiva mascherare la scarsa opinione che aveva di questa cantante. Se solo si fosse sbrigata ad arrivare! Lorenzo si fece dare una ritoccatina al trucco per ingannare l’attesa e per essere certo di non avere nemmeno un capello fuori posto. In quell’ultimo periodo non si sentiva più tanto sicuro della sua immagine. Guardandosi allo specchio si vedeva ancora attraente, ma aveva cominciato ad accorgersi che gli anni sembravano passare sempre più velocemente e a lasciare segni sempre più incisi sul suo volto. Temeva di essere rimpiazzato da giornalisti più giovani e relegato a ruoli sempre più marginali. Probabilmente prima o poi sarebbe tornato a scrivere pezzi che qualcun altro avrebbe letto al posto suo di fronte alle telecamere. Ma prima che questo incubo diventasse realtà, voleva godersi fino in fondo quel successo maturo che si era meritato grazie al programma musicale più amato dai giovani. Ecco, Flavia aveva fatto finalmente il suo ingresso. Lorenzo dovette ammettere a se stesso che dopo tutto faceva davvero la sua bella figura, con quei capelli neri e lucenti come seta. Ma inutile farsi abbindolare da una ragazza di bell’aspetto, se la qualità della sua musica non era all’altezza del personaggio. Con un sorriso di superiorità, il conduttore accondiscese a sottomettersi al rituale delle presentazioni, poi invitò Flavia a sedersi al tavolo rotondo delle interviste.

Il cameraman Riccardo aveva cominciato a registrare la trasmissione da pochi minuti appena quando cominciò ad accorgersi di quanto insolito fosse lo sguardo di Flavia. C’era una sorta di terrore, in quegli occhi, come fossero quelli di un animale braccato. Ne aveva tentato un primissimo piano, ma subitosi era costretto ad arretrare la prospettiva per quel senso di disagio che aveva provato nell’osservarli. Erano di un bel verde trasparente, con un contorno che sfumava nel giallo, come l’iride dei gatti. E sembrava veramente una gatta spaventata. Riccardo si sentì come se in quell’istante avesse violato l’intimità di quegli occhi, quasi vi avesse letto attraverso come fossero di vetro. E non voleva che il pubblico potesse fare lo stesso. Aveva troppo rispetto per quella ragazza così fragile che trovava il coraggio di sfidare le telecamere impietose. Si sforzò di seguire con maggiore attenzione l’intervista, per poter svolgere il suo lavoro al meglio.

Cos’era quella specie di ghigno apparso fulmineo sul volto di De Marchi e subito cancellato dal più radioso dei sorrisi? Ti ho scoperto, pensò Riccardo, anche dietro la tua imparzialità le tue vere opinioni non riescono a stare nascoste così a lungo… e questa Flavia proprio non ti pace, eh?

Quanta sincerità in quelle parole! E De Marchi sembrava a corto di parole… che fosse riuscita a convincere anche lui? L’intervista era giunta ormai al termine. Un’ultima ripresa al pubblico, con gli striscioni che inneggiavano al nome di Flavia, ed ecco che la trasmissione terminava.

Nelle prime file del pubblico sedeva uno strano personaggio dai capelli eccessivamente sbionditi per sembrare naturali e tenuti insieme dal gel come gli aculei di un porcospino. Il DJ Sadman si era trovato ad assistere a quella trasmissione, che peraltro odiava (forse anche per invidia del successo che riscuoteva), con il preciso scopo di avvicinare Flavia, per proporle di partecipare ad una serie di incontri radiofonici presso l’emittente per cui lavorava. Certo sarebbe stato più semplice parlare prima con i suoi agenti, ma non era nel suo stile, meglio andare direttamente al bersaglio. Cosa aveva adesso quel dannato cameraman da osservarlo a quel modo? Al diavolo tutti, si disse, non riuscirete a tenermi fermo qui, ora la raggiungo. Ma dopo neanche due passi fu fermato bruscamente dalla guardia del corpo di Flavia.

Purtroppo non aveva un tesserino di riconoscimento da mostrare, come i detective nei film polizieschi, poteva solo sperare nella sua faccia tosta: - Lo chieda pure a Lorenzo, se non è vero. Lui che è del mestiere avrà sicuramente letto il servizio su di me pubblicato da DJ World il mese scorso.

La guardia del corpo si osservò attorno con aria smarrita, intanto Flavia aveva già lasciato lo studio. Che Dio me la mandi buona, si augurò Sadman. Intanto l’omone aveva raggiunto il conduttore in un angolo dello studio e i due avevano cominciato a parlottare tra loro. A quanto pareva, la bugia stava funzionando: le espressioni di De Marchi lasciavano intendere che stava evidentemente cercando di ripescare dalla sua memoria le tracce di quell’immaginario articolo. Alla fine finse di ricordarsene ed invitò Sadman ad avvicinarsi.

Sadman si prestò a un elogio esagerato delle virtù da showman di De Marchi, pensando che in fin dei conti poteva tornargli utile farselo amico. Fu tanto abile che nessuno trovò nulla da obiettare alla sua richiesta di incontrare Flavia personalmente. La trovò nel suo camerino, senza più alcuna traccia di trucco né abito da diretta. Leggermente spettinata e con indosso un paio di jeans sbiaditi, non era davvero molto diversa da una qualsiasi studentessa della sua età. Sembrava giovanissima. Eppure aveva il fascino dell’inesperienza e dell’innocenza di chi arriva al successo senza quasi averlo cercato e senza averci scommesso su una lira. Ne fu addirittura ammirato, tanto che per un momento rimase senza parole, ma subito tornò ad essere il Sadman di sempre.

Gli occhi di tutti i fan erano puntati su di loro, quando uscirono dagli studi televisivi. Fu un vero assedio di ragazzi a caccia di autografi. Flavia si prestò pazientemente al rituale, e non ebbe nulla da ridire nemmeno quando qualcuno la costrinse a farsi fotografare per una foto ricordo. Chissà se i suoi agenti approvano questo tipo di comportamento, si domandò Sadman aprendole lo sportello della macchina per lasciarla salire.

Giuro che se rinasco, piuttosto che fare la guardia del corpo sceglierò di patire la fame, si lamentava tra sé e sé Emanuele, davanti a una fiorentina alta cinque centimetri. Perennemente a margine. Mai una volta che gli fosse concesso di entrare nella vita delle persone per cui lavorava. Anche in quel momento, in quel ristorante davvero troppo elegante per i gusti spartani di Flavia (quel Sadman aveva proprio intenzione di fare colpo su di lei!), si ritrovava a mangiare da solo al suo tavolo, senza peròpoter perdere di vista né Flavia né il suo accompagnatore né nessuno degli altri frequentatori del locale. Aveva lavorato per molte altre persone, e mai prima di allora aveva sentito il peso della situazione. Ma con Flavia era diverso. Non poteva più negare a se stesso di esserne innamorato. Dietro alla sua corazza di muscoli aveva un cuore di burro fuso. L’aveva capito quel giorno che l’aveva vista piangere dopo un concerto. Non aveva mai saputo cosa le fosse successo. L’aveva semplicemente stretta tra le sue braccia per consolarla, e quella era stata la prima volta che aveva sentito il bisogno di far parte della sua vita, di essere il suo punto fermo, la spalla su cui piangere e altre cose sdolcinate di questo genere. Si era accorto di averla stretta troppo forte solo quando lei si era sciolta dall’abbraccio con un’espressione quasi di dolore. Però l’aveva guardato con gratitudine e dolcezza, forse addirittura con amicizia… e lui non aveva più smesso di pensare a lei. Ma doveva farla finita. Quello stesso pomeriggio avrebbe dato le dimissioni. In altre circostanze non avrebbe avuto tanta paura dei suoi sentimenti, ma Flavia aveva solo diciannove anni, e lui era sposato con una donna che ne aveva dieci di più. Una moglie meravigliosa. Per non pensare più si concentrò sulla conversazione tra Sadman e Flavia.

Emanuele vide lo sguardo insinuante sul volto di Sadman e la sua mano che si posava distrattamente sul ginocchio di Flavia, mentre le si faceva sempre più vicino, come per parlarle all’orecchio. Flavia era impietrita dal disappunto, ma questo atteggiamento sembrava voler incoraggiare le avance di Sadman che, frattanto, le aveva fatto passare l’altra mano dietro le spalle, come un artiglio, e le stava accarezzando l’incavo del collo. Basta, ora intervengo, gridava muto Emanuele, non sopporterò oltre! Un momento: e se lei volesse davvero incoraggiarlo? Ma no, che idea! In un istante Emanuele era balzato in piedi e aveva sferrato un pugno sul naso al DJ.

A quel punto intervenne Flavia, come liberata da quella sorta di paralisi che l’aveva immobilizzata fino a quel momento: - Adesso basta! Nessuno denuncerà nessuno. Sadman, se ci tieni davvero a quel programma, sappi che se dovrò partecipare non voglio assolutamente che sia tu a condurlo. E se non sei d’accordo, peggio per te.

Sadman non resse all’umiliazione. Pagò il conto e se ne andò con la coda tra le gambe.

Quando Alessandro vide Flavia uscire dal ristorante pensò che quell’ora di attesa non era stata tempo sprecato. Aveva seguito Flavia dall’uscita dagli studi televisivi, nella speranza di scoprire qualcosa su di lei. Era il suo fan più accanito, ma sognava anche di poter scrivere un bell’articolo su di lei per qualche giornale locale. Non voleva ammettere che in fin dei conti gli sarebbe bastato un semplice autografo e uno sguardo di simpatia. Adesso non gli pareva possibile che lei stesse camminando per strada senza che nessuno la fermasse, totalmente mimetizzata dietro ad un paio di occhiali da sole e un cappello dentro il quale aveva raccolto i suoi splendidi capelli corvini. La seguì fino al parco, dove si sedette sulla panchina di fianco alla sua, da dove avrebbe potuto tranquillamente raccogliere tutte le sue conversazioni. Purtroppo Flavia non sembrava intenzionata a parlare, anzi, aveva iniziato a leggere un libro. Sembrava molto attenta e concentrata. Alessandro poteva intuire il movimento delle sue labbra che seguivano il testo come se stesse leggendo ad alta voce. In un momento che alzò il libro, riuscì a leggerne il titolo: Psicologia dell’Età Evolutiva. Allora la musica non era il suo unico interesse! Dopo una mezz’oretta di studio, Flavia si concesse una pausa. Fu allora che quella che sembrava la sua guardia del corpo cominciò a parlarle, e allora Alessandro non ci pensò su due volte e accese il registratore che aveva nascosto nella tasca della giacca.

La guardia del corpo tacque per un istante. Alessandro era teso come un’antenna, nello sforzo di captare ogni minimo risvolto della situazione. La storia si stava facendo interessante. Qui c’è odore di scoop, pensò.

A questo punto la guardia del corpo, quell’omone grande e grosso che sembrava un dolmen di pietra inscalfibile, scoppiò a piangere come un bambino, tirando su con il naso tanto sonoramente che le persone che passavano di lì si giravano a guardare l’insolita scena. Flavia lo abbracciò, e sembrava una madre che consolasse il proprio bambino.

Si abbracciarono di nuovo. No, questo è troppo, pensò Alessandro. Estrasse la cassetta dal registratore e ne srotolò la pellicola, rendendola inutilizzabile. Che cuore di panna, si disse, ma in fondo si sentiva molto fiero di ciò che stava facendo. E poi gli articoli scandalistici, ormai, non vanno più di moda, pensò, con questa legge sulla privacy non si scappa… Come se non avesse udito una sola parola di tutta la conversazione, aspettò che le lacrime venissero asciugate e si avvicinò a Flavia per chiederle un autografo. In fondo non voleva altro.

Felix, il gatto di Flavia quella sera accolse al padrona con un sonoro miao! Che voleva significare: che bello, sei tornata presto, così non dovrò aspettare orari impossibili per potermi gustare la mia scatoletta preferita. Un altro miaooo?! un po’ diverso, per manifestare il suo disappunto: oh, no, ma adesso ti metti a telefonare? Addio pappa! Con aria rassegnata il micione si accoccolò ai piedi di Flavia, affinchè non lo potesse perdere di vista e non si dimenticasse della sua cena.

Era stata una telefonata più breve di quanto Felix si sarebbe immaginato. Purtroppo il telefono cominciò immediatamente a squillare. Ancora?, brontolò nel suo linguaggio felino, il mio destino è che oggi si digiuni!

Queste mamme!, pensò Felix, a loro non importa niente di telefonare all’ora di cena, quando c’è qua un povero gatto mezzo morto di fame! Ed eccolo, poco dopo, tutto contento, davanti alla sua ciotola stracolma di delizie mangerecce, mentre Flavia è seduta davanti a un piatto di pastasciutta, e nessuno dei due guarda la televisione accesa, con il telegiornale della sera che passa in rassegna la sua lista quotidiana di cattive notizie.

Io non sono mia, pensava Flavia quella stessa sera, mentre lavava i piatti per non ritrovarseli ancora una volta nel lavello la mattina successiva. La mia identità è filtrata e ricreata da tutti quegli occhi che mi osservano facendo di me una persona diversa da quella che sono. Ma chi sono, poi? In un solo giorno sono stata per De Marchi una ragazzina insignificante arrivata chissà come al successo, senza meritarselo; per i cameraman che mi riprendevano ero solo un oggetto di spettacolo, né più né meno che un tavolo o una sedia della scenografia; per Sadman sono stata l’ipotesi di una fonte di guadagno, e poi una preda da afferrare; per Emanuele ho rappresentato l’immagine distorta di una donna ideale; sono stata perfino un semplice autografo per i miei fan… e anche tu, caro micione, mi vedi come la mano che ti porge il cibo e che ti fa le coccole… Quando potrò essere io, io e basta? Mentre veniva inghiottita da questi pensieri, Flavia udì un rumore come di qualcosa che andava a colpire i vetri della finestra del soggiorno. Un altro colpo. E un altro. Qualcuno stava lanciando dei sassolini per attirare la sua attenzione. Scostò le tende e scorse un ragazzo nel cortile. Lui sorrise, e le fece cenno di aprire. E lei aprì, senza chiedersi nemmeno chi fosse.

Cara Flavia,

è tutto il giorno che ti ho in mente. Per tutto il giorno non ho fatto che seguirti, spero che non te la prenderai con me. Non ti ho spiata, te l’assicuro. Ti ho vista attraverso l’occhio della telecamera, ho scorto il tuo disagio e allo stesso tempo il tuo coraggio, la tua forza. Non sei quella che sembri. Sei molto di più e molto meglio. Sei assolutamente non contaminata dal successo e credo che non lo sarai mai. I tuoi occhi sono un libro aperto. Prometto di non seguirti mai più e di non tornare a disturbarti a casa tua, ma se hai voglia di parlare con me, telefonami allo 0347xxxxxxx.

Non cambiare mai, ma questo chissà quante altre volte te l’avranno già detto! Non volevo essere banale, ma questo è davvero ciò che penso.

Riccardo

Flavia tornò a guardare in giardino, ma Riccardo non era più lì, come se davvero non volesse esserle di disturbo. Chissà, magari lo chiamo davvero, si disse Flavia, è stato molto gentile. Ma sì, domani gli telefono. Quella notte Flavia si addormentò serena come non le capitava da tempo. Per un istante un perfetto sconosciuto era riuscito a restituirle intatta la sua identità. In quei giorni di vento Flavia iniziava a sentire di non essere più trasportata in volo senza una meta, ma di planare precisa e sicura come un albatro su quel lembo di terrà che gli darà finalmente riposo dopo aver sorvolato mille mari e solcato mille cieli…




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