IL CONCORSO LETTERARIO

A tutti gli scrittori dilettanti


E’ ora di cominciare a scrivere qualcosa per quel maledetto concorso. Ma la tua mente è vuota come una bolla di sapone. Hai appena litigato furiosamente con tua madre, e questo certo non ti aiuta a trovare l’ispirazione. Comunque devi tentare. E’ il tuo sogno, la meta verso cui stai correndo da sempre. Se il tuo destino è davvero quello di diventare scrittrice, un inizio lo devi pur trovare, una volta o l’altra, altrimenti continuerai a scrivere solo per te stessa e ad illuderti di essere una specie di genio incompreso.

Ti siedi di fronte alla tastiera del computer e cerchi di sgomberare la tua mente da ogni traccia di rabbia, da tutti i grumi di sentimenti negativi che si annidano alla bocca del tuo stomaco e che potrebbero inquinare i tuoi tentativi di cimentarti con la mitica opera prima.

E’ un caldo pomeriggio d’estate, le tapparelle abbassate fanno soltanto finta di offrirti penombra e refrigerio: il riflesso del sole striscia come un serpente fino alla scrivania rendendoti penoso qualsiasi movimento, anche quello di appoggiare le dita sui tasti. In pochi secondi ti ritrovi madida di sudore, e non riesci a capire se è più per lo sforzo di concentrazione o per il gran caldo. Nonostante indossi soltanto slip e reggiseno, la tua pelle si appiccica allo schienale della sedia. Sarebbe ora di comprare un condizionatore, pensi, ma in realtà non ti è mai dispiaciuto il clima dell’estate cittadina. Il vero problema è la tua cronica mancanza di ispirazione, proprio ora che è giunto il momento della verità. Ma come? Se soltanto fino a qualche mese fa la tua fantasia ti era sempre stata fedele compagna, senza mai abbandonarti. Proprio adesso che puoi davvero mettere alla prova le tue capacità! Sfiori lentamente ogni tasto, come se accarezzassi un gatto, in cerca di una risposta. Provi perfino a scrivere alcune parole, un potenziale inizio di racconto: era una notte buia e tempestosa… Tutto qui quello che sai fare? Cancelli rabbiosamente la frase, finchè sullo schermo non rimane nient’altro che il cursore lampegginate a farsi beffe di te. Quasi ti ipnotizzi a fissare quel segnale intermittente.

Che fine hanno fatto tutti i tuoi personaggi? Provi a richiamarli uno ad uno nella tua memoria, senza risultato. Si vede che funziona solo per Pirandello. Cavolo. Ci vorrebbe uno di quei bei protagonisti di cui non si può fare a meno di innamorarsi, o una spavalda eroina piena di coraggio e di nobili ideali… Niente. Il vuoto più assoluto. Alla fine ti arrendi e spegni il computer.

Meglio uscire a farsi un giro, tanto non riesci a concludere nulla. Ti infili un paio di pantaloncini corti, una maglietta e le scarpe da ginnastica. L’idea è quella di fare un po’di footing per scaricare la tensione e ripulire la mente da tutto ciò che sta bloccando il volo della tua immaginazione. Ritrovarti in pieno sole, dopo le scale buie e il fresco dell’androne, con quei pavimenti di marmo lucidi come lastre di ghiaccio, ti fa sbandare peggio che se fossi ubriaca. Fatichi a tenere gli occhi aperti e avanzi barcollando senza capire bene dove metti i piedi. Almeno avessi pensato di portare gli occhiali da sole, ti dici, ma non hai voglia di salire a prenderli. Man mano che i tuoi occhi si abituano alla luce, ti accorgi di quanto la città sia deserta. Pare che in giro non ci sia anima viva. Certo, è ferragosto e sono le tre del pomeriggio, è da pazzi uscire a quest’ora, saranno tutti quanti a fare la pennichella pomeridiana. Troppo caldo anche per mettersi a correre. Ti dirigi comunque verso il parco, a passo lento, per non sprecare le energie che ti devono servire per sopportare l’afa. Il tuo miraggio adesso è quello di trovare una panchina all’ombra dove poter stare seduta a guardare le paperotte che nuotano nel finto stagno.

Trovata una panchina libera, senza bisogno di cercarla troppo a lungo, ti guardi intorno e all’improvviso tutto ciò che vedi si trasforma nello scenario di un racconto. Perfino le poche persone che come te stanno sfidando il caldo diventano altrettanti possibili personaggi: una Anziana Signorina con Cane, un Rambo in Forma a Tutti i Costi che ha il coraggio di esibrisi in una serie di flessioni, grondando sudore a ogni piegamento, una Baby Sitter con Bambino Urlante (che malsana idea portarlo al parco proprio a quest’ora!) e… oh, c’è pure il tuo ex! Il Fedifrago. Con tutta questa varietà umana ci potresti scrivere un’opera teatrale.

Per non essere costretta a salutare il tuo ex fidanzato ti giri dall’altra parte, scoprendo così che c’è qualcuno che ti sta osservando con insistenza. E’ un giovane che a giudicare dai lineamenti spigolosi potrebbe essere peruviano. Rabbrividisci. Mio Dio, un Maniaco! Questo non è certo un personaggio tra i tuoi preferiti. Quasi quasi hai paura di quegli occhi che ti fissano, preferisci tornare a guardare Claudio, che comunque si è già accorto di te e ti sta venendo incontro con un sorriso disarmante.

Senza nemmeno chiederti il permesso, ti si siede accanto, un po’ troppo vicino per i tuoi gusti, dopo quanto è successo. Un po’ troppo vicino anche per il caldo che fa. Ti scosti di alcuni centimetri. Faccia sorpresa di Claudio. Espressione interrorgativa.

Arrabbiata? Furiosa, se mai, ma non vuoi mostrarti debole con il Fedifrago, non devi dargli quell’ultima maledetta soddisfazione.

A quanto pare non sei una brava attrice. Dalle tue parole è trasbordata la rabbia come il latte in ebollizione fuori da un pentolino. Inutile fingere, inutile mentire. Meglio mettere le carte in tavola e succeda quel che succeda.

Le tue parole sembrano fuoco che ti brucia in gola, ma ormai è troppo tardi per ingoiarle di nuovo. Claudio continua a sorridere, insensibile al tuo dolore, cieco di fronte alle lacrime che cominciano a scorrere lungo le tue guance, precipitando sul grigio degli shorts. Il Fedifrago si riavvicina, ti mette un braccio intorno alle spalle, sempre sorridendo, mentre tu fai di tutto per trattenerti dal mollargli una sberla di quelle che si ricorderebbe per tutta la vita. Vorresti andartene, ma continui a piangere sulla sua spalla come una bambina.

Non sopporti più questi discorsi. Non vuoi sentire il resto. Balzi in piedi come se ti avesse morsicato una tarantola, ma lui ti afferra un braccio senza lasciarti scampo. Non puoi nemmeno tapparti le orecchie. Sei costretta ad ascoltare.

E tu piangi, piangi ancora, ma piano piano il dolore si è incomprensibilmente trasformato in sollievo. La verità è meno difficile da accettare che la bugia. E’ come se ti si fosse sciolto un nodo dentro. Nessuno è più il personaggio di una commedia, ogni persona torna persona, e tu per prima. Accanto a te c’è un uomo, null’altro che un amico, che per la prima volta riesci a guardare negli occhi sapendo cosa ha nell’anima.

 

 

Claudio se n’è andato via da un po’, ma tu ancora non te la senti di tornare a casa, al diavolo anche il racconto che aspetta di essere cominciato. Il mondo sembra un’altra cosa adesso, devi imparare a ri-conoscerlo dopo questo cambio repentino di prospettiva. Il giovane che prima ti fissava insistentemente ti si sta avvicinando, ma non è più il Maniaco, è solo un ragazzo come te, e ha degli occhi bellissimi. Una volta raggiunta la panchina dove sei seduta ti porge una rosa (dove mai l’avrà trovata, non lo sai).

I tuoi occhi per primi cominciano a sorridere, poi le tue labbra si schiudono rispondendo all’invito. Non ti è mai successa una cosa simile, ma del resto questa giornata non ha paragoni con nessun altra che tu abbia mai vissuto. Accetti la rosa, sfiorando per un momento le dita del giovane che te l’ha offerta. Un breve contatto soltanto, ma colmo di gratitudine.

Niente approcci. Niente domande. Niente di niente. Il tuo ammiratore se ne va così, senza aggiungere nulla, solo voltandosi a guardarti ogni tanto, con quelgi occhi nero-ematite che brillano di allegria. Probabilmente non lo incontrerai mai più… ma che bella cosa! Guardi il fiore che stringi tra le dita e ti dici che, forse, il Personaggio per il tuo racconto potresti essere proprio tu. E perchè no?




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