LUCIA

Per i tuoi figli


Non ti conosco, Lucia. Non sapevo nemmeno che te ne fossi andata così. Di te ho solo un’immagine dai contorni sbiaditi, persa in questi anni di lontananza. Ricordo la tua scrivania, i disegni dei tuoi figli appesi al muro, più che il tuo sorriso. Ricordo che l’ultima volta abbiamo parlato di telefoni. Ma si può? Se avessi saputo che sarebbe stata l’ultima ti avrei chiesto di te, non del tuo lavoro… ma sarebbe cambiato qualcosa? Di solito si pensa: ma perchè doveva capitare proprio a lei? Invece io mi chiedo: ma perchè non è capitato a me? cos’ho fatto io per meritare di essere risparmiata fino ad ora? Anche adesso, l’unica cosa che sono capace di fare è scrivere queste scarne parole, quasi dovessi espiare la colpa di essere viva. Non so fare altro per te. E queste stesse parole mi rimbalzano addosso come se fossero di gomma. Le sto dicendo per te o per me stessa? Sono parole di carta vetrata che si consumano l’una con l’altra togliendo ogni senso ai miei pensieri, in una folle corsa verso il nulla.

Non ti conosco, Lucia. Potremo mai essere amiche nella morte?




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