Stavo per cominciare a scrivere il mio terzo romanzo, incerta e senza idee, come ogni volta che mi trovavo davanti alla prima pagina bianca. Il mio destino era quello di cercare parole e rimescolarle come un’insalata. Sapevo che da quel libro sarebbe dipeso tutto: la riconquista della fiducia in me stessa, la svolta nella mia vita che cercavo da sempre, l’accettazione della mia maturità personale ed artistica. Accettare il fatto di non avere più vent’anni era davvero la cosa più difficile, ma ero convinta che se fossi riuscita a scriverlo con sincerità, tutta la paura e l’angoscia sarebbero svanite. Quella era l’unica forma di scaramanzia che mi concedevo. Era maggio, all’inizio della seconda decade, e nel sole nevicavano dappertutto candidi piumini di pioppo trasportati dal vento, per la gioia degli allergici. Per fortuna io ne ero immune, e potevo rimanere tranquillamente a scrivere in veranda senza essere interrotta da continui starnuti. Fatto sta che ero lì già da mezz’ora e non avevo nemmeno cominciato. Guardavo le rose del mio giardino e pensavo che quasi quasi avrei fatto meglio a dedicarmi alla loro cura piuttosto che a cercare idee che non venivano. Ma ero testarda, e non mi sarei alzata da quella sedia se prima non avessi trovato almeno un degno inizio per il romanzo della mia vita.
Laura smise di scrivere. Aveva creato il suo personaggio, bene, ma ora le serviva un espediente per muovere l’azione verso una direzione qualsiasi. Non poteva lasciare ancora per molto il suo alter-ego abbandonato su quella veranda in cerca di ispirazione. Ma gli inizi, si sa, sono sempre un po’ traballanti, come i castelli che si fanno con le carte da gioco. L’equilibrio di tutto il racconto dipende molto dalle prime parole e dai primi eventi narrati. Intanto bisognava far entrare in scena altri personaggi, poi farli interagire con la protagonista. Inventare dei pretesti che tenessero sveglia l’attenzione del lettore. Magari aggiungere una storia d’amore, che non guasta mai… Certo l’unica cosa da NON fare era continuare a descrivere una povera scrittrice alle prese con i suoi problemi esistenziali… uff, che noia!