PROSPETTIVE

Para los caminantes sin camino


Era la prima volta che mi capitava di ritrovarmi innamorato di tre persone contemporaneamente. Tre amori diversi, tre legami incompatibili l'uno con l'altro, e tuttavia a nessuno di essi riuscivo a rinunciare. Vivevo nella bugia, tenendo segreta a ciascuna delle mie tre donne l'esistenza delle altre due, e sperando che con il tempo avrei trovato il coraggio di porre fine a quella assurda situazione. In fondo non dovevo fare altro che capire quale di loro amassi di più. Ma come?

Elda. Ci vedevamo il sabato ed il giovedì. Il nostro era un amore liquido, come pioggia che ti inzuppa fino alle ossa e ti impregna l'anima a tal punto che potresti strizzarla come una spugna. Ero colmo di lei e della sua energia, l'amavo per il suo senso pratico, per come entrava in casa simile a un uragano, con in mente i progetti più disparati che si potessero concepire. Qualsiasi uomo sarebbe stato felice di avere una donna così al suo fianco. Ma io vedevo anche Lidia, la domenica e il martedì, e quello che provavo per lei era un amore solido ma morbido come un panetto di burro, che avresti potuto tagliare con il coltello. Ed era sempre lì, come un peso sul cuore. Era un amore che faceva anche male, fatto di continue litigate e di gelosie, di molti silenzi e di troppe cose dette senza riflettere. Con lei non si poteva avere una vita tranquilla, eppure l'amavo per la sua essenziale bontà d'animo, per la sua generosità assoluta e per il disinteresse che mostrava verso tutto ciò che è futile o anche semplicemente accessorio. Nella mia fantasia immaginavo Lidia come una donna spartana, capace di un amore istintivo, totalizzante definitivo e senza possibilità di ritorno. E poi c'era Anna, un amore come l'aria, tutto da respirare. Anna ti riempiva i polmoni, stare senza di lei era come esaurire l'ossigeno. Ci vedevamo venerdì e lunedì, fortuna che lei il fine settimana lavorava, altrimenti non avrei potuto tenerle nascosto il mio inganno tanto a lungo. Anna, Anna, Anna…come una bambina che ancora non conosce il mondo, ma capace di creare infiniti universi di fantasia. Non avevo mai capito se lei mi facesse sentire una specie di padre, oppure se insieme a lei ritornassi bambino. E io amavo quel suo carattere inconsistente, impalpabile, difficilmente inseribile nelle categorie convenzionali, quel suo sparire ogni tanto per poi ricomparire all'improvviso, come se nulla fosse, con i capelli di un colore impossibile o con un nuovo tipo di abito di carta usa-e-getta.

Era un mercoledì sera, il mio unico giorno di "libertà", anche se mi sentivo molto prigioniero di me stesso, e come ogni mercoledì sera stavo riflettendo sul da farsi. Come avrei fatto a scegliere una delle tre donne? Le adoravo tutte, anche se in modi diversi. Erano talmente complementari tra di loro che le migliori qualità di ciascuna erano carenti nelle atre due, e io quelle qualità le avrei volute tutte insieme, in una sola donna. Guardare alla bellezza, erano bellissime tutte e tre. Quanto alla passione, ciascuna mi soddisfaceva nel modo più assoluto. Non restava che prendere in esame caratteristiche più banali, tipo se erano o meno delle brave cuoche o se avevano predisposizione a rendermi padre felice di una nidiata di marmocchi. Questi ragionamenti mi facevano sentire come un signorotto medievale che pensasse prima di tutto ai suoi interessi, al buon andamento delle sue faccende domestiche e alla possibilità di lasciare il patrimonio in mano a un degno erede nel momento (il più lontano possibile) della sua dipartita. No. L'unica vera e onesta soluzione sarebbe stata quella di lasciarle tutte e tre. Ma alla fine decisi di raccontare loro la verità, una volta per tutte. Sapevo che in fondo era un modo un po' vilgiacco, alla Ponzio Pilato, per lasciare in mano a loro la scelta definitiva, ma qualsiasi cosa sarebbe stata meglio che continuare quell'inganno. Telefonai alle tre ragazze e chiesi loro di venire da me quella sera stessa, a distanza di mezz'ora l'una dall'altra, così avrei avuto il tempo di spiegare la situazione a ciascuna separatamente. Per prima arrivò Elda, la feci accomodare in soggiorno e le confessai il mio crimine. Come mi sarei dovuto aspettare, lei non si scompose, anche se la sua sicurezza per un istante vacillò, lo capii da come le tremava la voce quando pronunciò il suo verdetto: - Bene, adesso non credere che rinunci a te tanto facilmente!

Quando anche Lidia seppe la verità, diede in escandescenze, urlandomi dietro che ero un bastardo e che voleva uscire immediatamente dalla mia vita e dalla mia casa. Ebbi il mio bel da fare per convincerla a rimanere fino all'arrivo della mia terza ed ultima ospite. Quando spiegai tutto ad Anna, se per lei fu una sorpresa, certo non me lo lasciò capire, anzi, fui io a rimanere senza parole quando lei mi domandò: - E tu credi che io non abbia fatto lo stesso con te? La settimana è composta da tanti giorni, e io non sono abituata ad uscire con un solo ragazzo alla volta. Credevo che lo avessi capito. Per me questo non è un buon motivo per smettere di frequentarci, ma se tu ritieni che rappresenti un problema, beh… parliamone.

Ed ora eccole, le avevo tutte lì riunite di fronte a me, che si osservavano l'un l'altra mettendosi probabilmente a confronto. E non potevo avere nessuna delle tre. Solo in quel momento mi resi conto fino in fondo di quanto fossi stato egoista. Meritavo una punizione, e me la sarei inflitta da solo. Non potevo più lasciare che fossero loro a scegliere per me. Elda non mi voleva lasciare, ma era troppo buona e troppo concreta, sarebbe stato ignominiosamente comodo restare con lei. Lidia aveva già espresso il suo parere, quindi usciva di scena senza bisogno che io aggiungessi altro. Anna… Anna era infedele, ma avrebbe potuto ripagarmi con la mia stessa moneta e avrebbe vendicato le altre due per il torto subito. Così le dissi che no, non c'era alcun ostacolo al fatto che lei ed io rimanessimo insieme. Che assurdità! Sembrava più la morale di una favola che un proposito reale, eppure andò proprio così. Anna restò, le altre due donne che amavo, che avevo amato, se ne andarono per sempre. Dopo qualche tempo, Anna venne ad abitare con me, ma quella stessa sera uscì, dicendo di avere altri impegni, e tornò a tarda notte. E così la sera dopo. E quella dopo ancora. La mia autopunizione era cominciata, ed era molto difficile da sopportare. Le settimane passavano, distorte come in una specie di realtà virtuale e parallela di cui mi sentivo più che altro uno spettatore impotente. Tuttavia, mentre aspettavo e osservavo, cominciai a scorgere nella mia compagna un senso pratico che mai avrei immaginato potesse avere e un'essenzialità di sentimenti e comportamenti che fino ad allora avevo trovato soltanto in Lidia. Fu così che il mio amore per Anna si sciolse in pioggia nel mio cuore e si solidificò in burro da spalmare. Mi ritrovai di nuovo zuppo d'amore, sentii ancora una volta quel peso sullo stomaco e quella mancanza d'aria quando lei se ne andava. L'unica differenza era che adesso provavo tutte quelle cose per una donna sola, e per una donna che non avrei mai avuto tutta per me. Mi sentivo un folle, ma cominciai a pedinarla nelle sue uscite serali. Incredulo, scoprii che non frequentava altri amanti, ma semplicemente amici e amiche, addirittura le stesse Elda e Lidia, delle quali si era in qualche modo conquistata la fiducia e la stima! Era stato tutto un bluff per ingelosirmi. Mi sentii tradito. Mi sentii felice. Così felice che una sera aspettai che uscisse da un ristorante e, facendole capire così che sapevo tutto, pazzo di gioia la abbracciai e le giurai che l'avrei amata per tutta la vita. Quando fummo a casa, davanti al caminetto, con due bicchieri di ottimo cognac in mano, le chiesi come le era venuta un'idea tanto incredibile per conquistarmi.

- Ho fatto un piccolo gioco di fantasia, amore -, fu la sua risposta. - E' la cosa che mi riesce meglio!




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