VERDEACQUA

Per me stessa


Finalmente le ferie erano arrivate. Un mese intero lontano dal lavoro, quattro lunghe settimane in cui avrebbe pensato solo a se stessa e al suo piccolino. Erano le quattro del mattino, Andrea si era già riaddormentato come un angioletto sul suo seggiolino montato sul sedile accanto al posto di guida. Tra poco il buio avrebbe cominciato a diradarsi e Michela si sarebbe potuta godere appieno la vista degli Appennini che si risvegliavano nella nebbia mattutina. Ancora otto ore di viaggio e sarebbero finalmente arrivati a destinazione. Non vedeva l'ora di sentire di nuovo il profumo del mare che si mescola a quello dei limoni maturi e del bucato steso ad asciugare. Erano secoli che non tornava in vacanza sulla Costa del Cilento. Da quando andava al liceo. Erano già passati quindici anni? Michela sperava con tutto il cuore che sua zia Annalisa fosse ancora come lei se la ricordava, con la pelle liscia ed abbronzata e una cascata di capelli corvini che parevano di seta. Non avrebbe potuto sopportare di vederla invecchiata o priva di entusiasmo. Era da sempre la sua zia preferita, e voleva ricordarla nel pieno della sua vitalità. E d'altra parte non poteva tornare al suo paese senza farle visita. Annalisa era stata irremovibile, e aveva quasi obbligato Michela e suo figlio a essere suoi ospiti per tutta la durata del loro soggiorno.

La Toscana era stupenda nella luce del mattino. Presto avrebbero varcato il confine con il Lazio e dall'autostrada avrebbero visto gli antichi muri della città di Viterbo, arroccata su alte rocce color ocra e la gigantesca e abbacinante statua di Santa Rosa che sembra accogliere tra le sue braccia tutti i visitatori che si accingono a entrare all'interno delle mura. Viterbo era la sua città preferita, con quella sua atmosfera così medievale e il panorama che si godeva dall'alto. Purtroppo anche in quell'occasione non avrebbe avuto tempo per visitarla. Michela stava inseguendo il filo dei suoi pensieri quando Andrea si risvegliò con un: "Voio pappa!"

Michela dovette fermarsi a un autogrill per portare Andrea al bagno e per mangiare qualche cosa, dato che le scorte di biscotti e succo di frutta erano ormai esaurite e il bimbo, oltre ad avere fame, non sopportava più di stare fermo e bloccato dalle cinture di sicurezza.

- Non correre come un matto, Andrea! - Gli urlò dietro la madre.

- Lo so che hai fame, amore, ma prima dobbiamo andare a fare pipì e a lavarci le manine. D'accordo?

Ancora un pochino riluttante, Andrea si lasciò trascinare verso la toilette a passo di marcia, prima che un pullmann di turisti stranieri ne potesse prendere possesso per le due ore successive. Quando uscirono fecero appena in tempo a trovare posto a sedere nel ristorante, dove consumarono un piatto di pastasciutta in due e un po' di frutta. Il locale era invaso di gente di passaggio, per turismo, per lavoro o altro. Anche se era soltanto l'Inizio del mese di giugno, si cominciava già a respirare una certa aria di vacanza, come un anticipo dell'esodo di agosto.




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