VOLEVO ANDARE IN CORNOVAGLIA

Per Donna Jenkins, abile Webmaster del sito mycornwall.co.uk


Avevo appena letto "On the Road" di Jack Kerouac e smaniavo dalla voglia di partire. Certo non avrei potuto permettermi un viaggio negli Stati Uniti solo per ripercorrere l'indimenticabile tragitto in auto dalla East Coast alla West Coast dipinto da Kerouac. Troppo costoso. Il massimo dell'West che mi potevo concedere in quel periodo era l'ovest dell'Inghilterra, e considerando che vivevo a Londra, non era davvero un granchè. Ma verso ovest c'è la Cornovaglia, la misteriosa terra degli antichi Celti, di Re Artù e del Land's End, come dire? la mitica fine del mondo conosciuto, ed io non ci ero ancora stato, quindi misi poche cose in uno zaino e partii. Avevo due settimane di ferie da riempire di avventure, l'ultimo stipendio nel portafoglio e "On the Road" sul sedile posteriore della mia vecchia Cinquecento. Mi mancava solo un compagno di viaggio. Pensai subito alla mia amica Alison, appassionata lettrice dei romanzi di Rosamunde Pilcher ambientati in Cornovaglia, che, sebbene non fosse esattamente il tipico personaggio alla Kerouac, mi avrebbe sicuramente fatto volentieri da guida. Mi diressi verso Godalming, dov'era la casa di Alison, senza nemmeno pensare che forse sarebbe stato meglio avvertirla prima per telefono. Le piombai in casa alle otto del mattino e la trovai in lacrime perchè Paco, il suo fidanzato spagnolo, era scappato a Bath con una cantante di strada. Le esposi comunque i miei progetti e inaspettatamente Alison accettò, non tanto perchè avesse voglia di seguirmi in Cornovaglia, bensì perchè Bath era una delle tappe del mio ipotetico percorso verso ovest. Arrivati nell'antica cittadina di origine romana iniziammo una minuziosa perlustrazione di vie e viuzze alla ricerca di Paco. Alla fine lo trovammo in un parco, che suonava i successi dei Beatles insieme a una band improvvisata, una componente della quale era la ragazza per la quale aveva lasciato Alison. Dopo un pugno in un occhio al fedifrago e una sberla alla ragazza in questione, Alison si ritenne sufficientemente vendicata e invitò tutta la band a bersi una birra. Non so come fu possibile, ma alla terza birra eravamo tutti amici per la pelle ed io ero stato a malincuore convinto a seguirli fino a Liverpool, la città di beatlesiana memoria che per loro era anche una sorta di Mecca. Alison ed io rimandammo il nostro tour della Cornovaglia, puntando invece a nord-ovest (ma sempre di ovest si trattava, dopo tutto!). Arrivati a Liverpool, poco ci mancava che ci mettessimo a baciare la terra che fu calpestata dai Fab Four. Ormai ero stato contagiato dal gruppo, e visitai con reverenziale ammirazione tutti i luoghi dedicati ai Beatles. Un giorno incontrammo un ragazzo scozzese che faceva autostop con un bongo a tracolla. Per solidarietà musical-compassionevole lo caricai sulla Cinquecento (la band viaggiava su uno stracarico e sgangherato furgoncino). Il giovane ci raccontò che aveva intenzione di andare ad Edimburgo per un festival canoro. Detto fatto, ci ritrovammo in Scozia anche noi, sempre più lontani dall'ovest. Al festival la band e il nostro nuovo amico Sam non poterono partecipare, perchè quando arrivammo le iscrizioni erano già chiuse, ma ci godemmo comunque le esibizioni degli altri cantanti, cercando di riprodurne gli accompagnamenti con i nostri strumenti, attirando così l'attenzione di un duo di origine italiana che sperava di vincere il festival cantando le canzoni di Laura Pausini. Naturalmente non vinsero, ma ci trascinarono in una folle avventura, proponendoci di trasformarci tutti quanti in un coro e di partecipare a un concorso canoro in Italia, nel Salernitano. Volevo andare in Cornovaglia, ma, senza aver mai cantato in vita mia, con pochi soldi rimasti nel portafoglio, una carovana al seguito e il libro di Kerouac ormai nel bagagliaio, eccomi sull'Autostrada del Sole diretto verso Sud! Quando si dice il destino… La Cornovaglia? Se andrà avanti così credo proprio che, prima o poi, finiremo per arrivare anche lì…




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